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Italia: campione europeo di economia circolare

Il riscaldamento globale ha portato all’aumento di 0,85°C della temperatura media sulla Terra rispetto alla fine del XIX secolo. Gli scienziati hanno fissato come punto di non ritorno l’aumento di 2°C rispetto all’era preindustriale.

Cresce l’ondata di cortei e manifestazioni per l’ambiente, per fermare il cambiamento climatico e le principali cause del surriscaldamento globale, problema avvertito adesso anche dai più giovani. Crescono le campagne di sensibilizzazione per spingere le persone ad assumere comportamenti più sostenibili: acquistare mobili di legno riciclato e prodotti a chilometro zero, coprirsi di più per tenere i riscaldamenti di casa più bassi, niente più tv in standby, piccoli gesti che aiutano ma che non sono risolutivi per arrestare il cambiamento climatico.

Infatti se alcuni comportamenti, come evitare di acquistare soia importata dal Sud America, le cui piantagioni sono tra le principali cause di deforestazione, possono – se portati in larga scala – avere impatto, purtroppo molti dei comportamenti ecosostenibili non sono sostenibili economicamente dai più: il pollo ruspante nutrito a sola erba e che necessita di diversi mesi prima di poter raggiungere una taglia commerciabile costerà sempre di più rispetto al pollo industriale cresciuto in maniera intensiva e artificiale.

Come conciliare allora ambiente e convenienza economica?

Con l’economia circolare: un modello di produzione e di consumo che prevede buone pratiche: condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento, riciclo dei prodotti esistenti più e più volte.

 

Il vecchio modello lineare: estrarre, produrre, utilizzare e buttare, non è solo passato di moda, in alcuni settori è addirittura controproducente.

Ricerca, innovazione, diffusione di buone pratiche, recepimento del nuovo pacchetto di direttive Ue, creazione di un piano nazionale, rigenerazione urbana, sono i punti del decalogo contenuto nel primo Rapporto nazionale sull’economia circolare presentato dal Circular Economy Network e dall’Enea.

E l’Italia è campione europeo dell’economia circolare, tra le altre grandi economie continentali nessuna mostra performance paragonabili alle nostre.

L’Italia è prima nella classifica delle cinque principali economie europee con 103 punti, seguita con notevole distacco da Regno Unito (90 punti), Germania (88), Francia (87) e Spagna (81).

Per ogni chilogrammo di risorsa consumata, il nostro Paese riesce a rigenerare 3€ di Pil, siamo sopra la media europea di 2,24€.

E’ quanto emerge dal primo Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2019, realizzato dal Circular Economy Network (la rete promossa da Fondazione per lo sviluppo sostenibile, sostenuta da imprese e organizzazioni di diversi settori economici) e da Enea (Agenzia Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile),  presentato a Roma in occasione della Conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata dal Circular Economy Network.

C’è però un neo, sottolinea il report: la nostra corsa verso i traguardi della circolarità rischia di arrestarsi, mentre quella degli altri grandi Paesi sta prendendo slancio anche grazie al nuovo pacchetto di direttive approvato nel luglio scorso.

A fronte di questa situazione, Circular Economy Network ed ENEA hanno presentato 10 proposte per non lasciar disperdere il capitale e i risultati raggiunti e accelerare il cammino verso l’economia circolare:

  1. Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche dell’economia circolare: il risparmio e l’uso più efficiente delle materie prime e dell’energia; l’utilizzo di materiali e di energia rinnovabile; prodotti di più lunga durata, riparabili e riutilizzabili, più basati sugli utilizzi condivisi; una riduzione della produzione e dello smaltimento di rifiuti e lo sviluppo del loro riciclo.
  2. Implementare una Strategia nazionale e un Piano d’azione per l’economia circolare per affrontare carenze e ritardi, con un ampio processo di partecipazione che coinvolga tutti gli stakeholder interessati.
  3. Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare attraverso la responsabilità estesa dei produttori per il ciclo di vita dei prodotti e quella condivisa dei diversi soggetti coinvolti nel consumo; valutare gli incentivi pubblici esistenti e riallocare quelli che producono effetti in contrasto con l’economia circolare. E serve un riequilibrio del prelievo fiscale.
  4. Promuovere la bioeconomia rigenerativa. Tutelando e valorizzando il capitale naturale e la fertilità dei suoli, l’Italia deve puntare di più sullo sviluppo di una bioeconomia rigenerativa che assicuri prioritariamente la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità e che alimenti anche le filiere innovative, integrate nei territori, dei biomateriali, nonché la restituzione di sostanza organica ai suoli e la produzione di energie rinnovabili.
  5. Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici con l’utilizzo dei Green Public Procurement (GPP).
  6. Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare puntando sul rilancio della qualità delle città con programmi integrati di rigenerazione urbana, secondo il modello europeo delle green cities.
  7. Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare, che deve puntare a migliorare la prevenzione, ad aumentare il riciclo superando tutti i nuovi target europei, a utilizzare il recupero energetico a supporto del riciclo e rendere residuale lo smaltimento in discarica. Ai consorzi, punti di forza del sistema italiano, pensati per le diverse tipologie di rifiuto, non si può applicare un unico modello.
  8. Attivare rapidamente le pratiche di End of Waste. Per sviluppare il riciclo dei rifiuti, urbani e speciali, è indispensabile disporre di una efficace e tempestiva regolazione della cessazione della qualifica di rifiuto dopo un adeguato trattamento, rendendo molto più rapida la procedura per i decreti ministeriali e non ostacolando il riciclo che coinvolge oltre 7 mila impianti industriali in Italia.
  9. Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare. La progettazione circolare dei prodotti, l’utilizzo di beni condivisi – come con la sharing mobility -, la vendita dei servizi forniti dai prodotti, il funzionamento dei mercati del riutilizzo e dell’usato in coordinamento con attività di verifica e di riparazione, lo sviluppo del riciclo e dei mercati delle materie prime seconde: sono tutte attività dell’economia circolare che richiedono adeguate dotazioni di infrastrutture. La diffusione e l’implementazione dell’innovazione e delle buone pratiche, in particolare per le piccole e medie imprese, va supportata con l’istituzione di un’Agenzia per l’uso efficiente delle risorse.
  10. Estendere l’economia circolare anche al commercio on line. I prezzi convenienti, la facilità dell’acquisto e la consegna a domicilio stanno alimentando una forte crescita del commercio on line anche di prodotti usa e getta, di breve durata, non riparabili, difficilmente riciclabili, distribuiti con imballaggi voluminosi. Questo tipo di commercio tende così ad alimentare un modello di economia lineare che aumenta gli sprechi di risorse.

Freddi numeri a parte, ci sono storie che possono raccontare la conciliazione tra profitto ed economia circolare, esempi di imprese italiane che si sono distinte per aver ridotto gli sprechi, implementando tecniche di riutilizzo o il consumo responsabile dei prodotti, e S.I.RE. Spa è una di queste.

SiAdmin